Lo Schiavone: Daniel Načinović

February 6, 2017

 

Lo Schiavone – Versi italici d‘un poeta croato is a verse narrative that we are bringing to you in its original Italian, with parts selected from a manuscript currently being prepared for publication. The peculiarity of The Slav lies in the fact that it was written by a Croatian author, Daniel Načinović whose home is the bilingual and multicultural region of Istra, a region whose identity has, throughout history, been shaped under influences and political tensions between different languages and cultures, especially Italian, Croatian, Slovenian and Austrian. It is exactly these tensions that Načinović explores in his work. Playing with classical literary forms and motives, injecting them into the context of modernist and postmodernist technique of pastiche, the author’s quest for the identity of a Slav(e) takes him on a metaphysical voyage across Adriatic. 

 

The name “Slaven” (eng. Slav) was the name that Slavic people used for themselves either as individual tribes or collectively. Its meaning is derived from a number of words referring to speech or language (e.g. “slovo”, letter, but also “sloviti”, to speak), which implies that Slavs considered as one of their own anyone with whom they could communicate. However, possibly through Latin (or through the languages of people who sold Slavic prisoners of war to Rome) in almost all European languages the name “Slav” became a word for a human being owned by another human being - a “slave”. For Venetians, the term Schiavone referred to navy men of Slavic, mostly Croatian origin, but also to a number of artists of the same origin who worked in other regions of Italy as well. The position of lo Schiavone for Načinović becomes the metaphor for a position of an artist struggling to find their voice and freedom under the political and economic pressures that surround us.

 

 

Daniel Načinović (b. 1952, Labin, Istra, Croatia) is a widely translated, anthologized and award winning Croatian writer who with equal success writes in standard Croatian,  in Chakavian Croatian (with its many variants spoken throughout the region of Istra), and in Italian. He has also written verses in English. Daniel is a poet laureate of Istra whose rich and diverse opus ranges from poetry and prose to children’s literature, film and music. Daniel is also a journalist, screenplay writer, lyricist, composer and singer whose performances combine the tradition of French chanson with Istrian folk music. His best known works include:  Libar od vrimena (Rijeka i Pazin: Izdavački centar Rijeka i Istratisak, 1984.), Čovik na tin svitu (Pula: Istarska književna kolonija Grozd, 1990.), Što ima stolar pod jastukom (Pazin: Istarsko književno društvo Juraj Dobrila i Matica hrvatska, ogranak Pazin, 1992.),  and Jingle Joyce (Rijeka: Izdavački centar Rijeka, 2003.) 

 

 

Lo Schiavone
ed altre poesie

 

 

INVOCAZIONE 

 

Verrà dalle scogliere
un canto rinnovato;
ancor mal accordato,
verrà quel suon o no?

 

A piè d'un grattacielo
di gelo un pettirosso
si strinse nelle spalle,
mi disse: Non lo so.

 

 


THE WRECKER,
O IL LADRO DI COSE NAUFRAGATE 

 

Anche d'inverno veniva giù
sulla spiaggia per gettarli a rimbalzelli
i sassolini e le inquietudini.

 

Quello che si faceva era un aspettare
che il mare dilunghi le onde
sbattendole verso la fine del mondo
dove i pezzi dei suppellettili di bordo
con tutti gli aggeggi elettronici
valigie di fibre plastiche
e cose altre bagnate
verranno raccolte a strascico
da lui il solito wrecker
per essere poi stivate su un furgone giallo.

 

Venivano intanto naufragate
anche le speranze, gli strepiti, le bramosie...
tutto un subbuglio che lo aggrediva 
per abbracciarlo e dargli un bacio.

 

E lui le vedeva 
lontane quelle prue
che naufragate
in fin dei conti 
erano le sue.

 

 


MELA  AVVELENATA 

 

Là dove finiscono i castagni il loro andare
uscendo in fretta giù dalla città,
eccolo un sentiero che mena in alto!
L'ombre come code. Transfragilità.

 

Cosparsa di ricami, solivi sotto i rami,
la mela avvelenata da mano a mano
passava alleggerita. 
Poi, oh gente!
ci serve qualcosa altro, tranne quel beato
tesoro cartaceo; se ancor esiste un uomo devoto
fuor d'ogni utopia, qualcosa che possa
rintracciare il passo di quel cervellaccio
di tutte caparbie false avanguardie...
Fare l'autopsia per sentir la dentro 
l'eco sogghignante a vederla nata
fra gli ingranaggi postmodernizzata
mela avvelenata che – ahi! - girandosi cadde
nel profondo blu delle gru sommerse.

 

Un basso à la bubble gum,
un pianoforte jazz.
La voce e poi un tenor sax
a mo' di Stanley Getz.

 

 


FINE DELLA FILOSOFIA 

 

Finita quel giorno la filosofia,
con le sue cause e con degli effetti,
il Ricercatore
si mise a ripensare
su una panchina di periferia.

 

Qui venne il cagnuccio,
il solito Aro,
mirando il lungo andare dei pioppi
con degli sfumati nebbiosi del Faro.
Colmando gli spazi lanciava un latrato
d'anfibrachi sodi
piazzati sul prato.

 

Finché il suo padrone
(sempre il buon Platone)
sulle labbra secche ponendosi il dito
gli lanciò di sbieco un tagliente:

 

Zitto!

 

 


LO SCHIAVONE* 

 

Tu lo conoscevi, stava lì sul Lido
ognor aspettando cariche le navi.
E ti raccontava storie d'oltresponda;
giocando coi vetri, tu lo ascoltavi.

 

Aveva negli occhi la patria remota,
spiuma sorridente lungo un blu sentiero;
maneggiava i funi coi fanti del bordo,
poi senza l'ombra sotto quel veliero.

 

E' lui che ha scolpito l'umile Madonna,
Vergin del Rosario con il Bambinello.
Ne forgiò il viso d'una giovin donna
che giace sul campo del lor paesello.

 

Va col passo lento verso il desio,
tra i tralci plasmati sui fianchi d'ambone,
fiorito il leggio della vita eterna...
Rimbombano i ritocchi dei battagli sciolti,
quel lugubre slancio, suon del campanone:
Riposi in pace,
vecchio lo Schiavone!

 

 

 

CANTO DELLA LIBERTÀ 

 

Nelle circostanze assai squinternate,
vi è un pensiero come la scintilla
tratta dalla luce del pittor Correggio.

 

Che gira e gira qui nel mio cortile
e poi per il cosmo,
cercando un parcheggio.

 

Un pensiero schietto, semplice, sottile
che sul campo bianco
salta alla corda cantando un versetto.

 

Mi dice al volo passando il Viale
che nel fondo cupo, lugubre, spianato
ci sta un fanale.

 

 

 

VENIRE ALLA STAZIONE
PER NON SALIRE IN TRENO 

 

Un atto deleterio.
Venire alla stazione
per non salir in treno.

 

Tenersi alla gialla
linea del senso
di un binario morto.

 

Puoi farti una foto,
sfogliare le riviste,
cercando un altro posto.

 

Avvolto nella nebbia,
trovarsi in un altro volto,
che sfila le ragioni.

 

Tantissime in giro
per presagire il moto
e non salire in treno.

 

 


IL GIOCO DELLO SPAZIO 

 

Dopo aver sorvolato
la scuola, il muro e la strada che porta al mare,
sul ciglio del dirupo si sarebbe fermata 
una palla.

 

Scesi dalla capsula,
due di loro passarono in fretta,
uno per qua e l'altro per là,
intesi nelle ricerche della palla sfuggita.

 

Incontratisi, da qui videro il campo
segnalato dalle ben precisate regole.
Un cortile con casermoni e cose nostrane.

 

Questi nostri però ce l'hanno appeso 
un bel Niente sul Nulla!?
che nei fitti reticoli fu chiamato
Big Bang.

 

Nessuno lo vide, nessuno lo provò;
vuoto di Logica un cosmuncolo scoppiò.

 

 


OGGETTI E OMBRE 

 

L'ombra ci insegna:
Lì da qualche parte ci sarà la luce!
Intera la luce che spoglia e riveste
l'edicola, il Corso,
un portico grigio, un portico giallo,
nel vicolo cieco una osteria.
Dacché il mondo è mondo,
ed offre allo spazio
mutabili cose...

 

(Lungo le aiuole
suor Emerenziana ci porta le rose.)

 

Dall'alto dei pioppi, brividi sui rami,
tardosettembrini,
coi pensieri scalzi guelfi e ghibellini.

 

Le rose, le rose di tutti i colori,
per la scalinata portate quassù...
Davanti ad un quasi nascosto altare.
O, santa Teresa del Bambin Gesù!

 

 


A SPASSO L'INERZIA

 

A spasso l'inerzia.
Intanto nessun non la vede.

 

L'inerzia?

 

Qualchedun si chiede:
La ruota ruotando in giro,
da chi prestò la fede?

 

Di notte
il fenomeno cosmico
dall'orecchio si butta giù.

 

Si fa un trattato ad libitum
all'alba nell'aula magna.
Di cose obsolete, poi non si sente più.

 

 

 

LA COSTANTE 

 

Verrà
un giorno,
un anno...
Quel senzatempo.

 

La costante.

 

Fuori il cerchio
vi sarà un trionfo.
Senza supremazia
alcuna.

 

 

 

LASCIATELO LÌ!

 

Lasciatelo lì!
Ma è un corpo pesante,
quel tocco... ingombrante.
Recava due le scritte
di certo tracce antiche.
Da dove, orsù, e da chi?
Ma no, non importa!
Davanti alla porta,
lasciatelo lì!

 

Lasciatelo lì!
Ci sembra uno straniero;
può darsi un guerriero?
E ormai evidente,
disturba la gente.
E sta sempre lì.

 

Costui? È un figlio di Eva!
Caduto da Marte?
Era prima di noi!
E poi:
Lasciatelo lì!

 

 


LE SISYPHE REPOSANT

 

Accanto ad un corpo di pietra
rotondo,
srotolatosi in fretta d'un clivo
in profondo:
appoggiato al peso
il Sisifo riposa.
Non ancor assopito,
nell'ombra riposa,
cogliendo l'istante.
D'umor tetro,
un Sisifo sudato, malmenato,
clickando e flickando,
si pone un quesito:

 

- Il senso del mio travaglio nei tempi
sarà una metafora perseverante,
o un programma di forze arcane
che ieri sera ed anche stamane
si danno fatica e sempre di più...
Nel tirar le cose con dei miei pensieri,
tra ripe scoscesi,
tirarle rimbombanti
e sempre più giù?

 

Poi l'unica cosa di cui me ne vanto...
Lo senti il ruscello? Il suon dalla canna?
Lo senti il mio canto, che ergesi stanco:
questa mia preghiera!?
Fervida e sincera.
Intanto il cosmo (per queste orecchie
con il suon sommesso)
rotolando i cerchi, esso fa lo stesso.

 

 


SEQUENTIA

ossia La danza di Old Harry**

 

Danza, danza, you Old Harry,
tarde le tue ore, danza!
Dall'inferno i giavellotti
or ci sono ad oltranza.

 

Già, si vuole trucidare
tutto che ci sta per bene.
Or dal fuoco dappertutto
escono le altalene.

 

Al Trionfo del Banale
l'altalene, roghi e forche...
Nell'etere e nel fango
bubbole e lingue sporche.

 

Danza, Harry del Gran Cháos
sarabande infernali
con i piferi d'ammalio
vanno in giro i fanali.

 

Non sapendo, non volendo
mai saper la differenza
tra la scienza, don d'Iddio
e la altresì sapienza.

 

Non puo farsi, non può stare
una tale congiuntura:
che si svomiti nel vuoto
tartassata la Natura!

 

Sodogomoriticando
ecco i demoni che vanno
a sofisticar le cose
per chiuderci nell'inganno.

 

Battono i barabani
gl'inni all'antigloria,
per il ballo del Old Harry,
rassegnata la baldoria.

 

Sorgi, Vergin Cavalliera!
Stendi, o Stella Mattutina,
sopra il vetro ed acciaio
la tua santa coroncina.


Danza, danza, you Old Harry;
stretto ormai si fa il passo.
Dalla tomba nell'abisso
si è lanciato un gran sasso.

 

Una pietra che chiudeva
l'antro della sacra tomba.
Resurrexit Christus nobis!
Squilla angelica la tromba!

 

 

 

SE L'UOMO DOVESSE SPARIRE DAL MONDO

 

Se l'uomo dovesse sparire dal mondo,
non piangerebbe certo la Natura.

 

Quale sepoltura!
Dai gurgiti del mare,
dal vento nelle fronde
e dagli animali...
d'un intero evo:

 

Qui si sentirebbe:
un sospir di sollievo.

 

Se l'uomo dovesse sparire dal mondo
l'Inferno direbbe: Va bene, è finita!

 

Ma con l'amore
per il lacrimario e il dolce sorriso
chi vi è interessato davvero ed ovunque
è il Paradiso.

 

È da lì che all'uomo venne dalla vita
il sacro invio!

 

Se l'uomo dovesse sparire dal mondo,
c'è l'Eterno che vuole raccogliere il creato,
sovra le sembianze, sovra il reale:

 

Il Padre. Il Figlio.
Lo Spirito Santo.
Il Dio.

 

 


LE MARZE

 

La lingua biforcuta
si innesta su una base
di menzogna.

 

Altresì
la menzogna
su un portainnesto
della parola fallace.


La mastice si spalma
per attenuare le parti arrabbiate.
Per forza o dabbenaggine
le mele (o qualcosa di simile) 
– intanto – verranno mangiate.

 

 


DAL FINESTRINO

 

Così ognuno dei pianeti
girandosi attorno a se stesso
esamina la sua identità.

 

Per poi persistere
nel vagare attorno al sole,
donando i suoi silenzi alla liturgia della luce.

 

Come il fior di loto
e come la Genesi,
ci si apre il mistero
dell'eternità
che tra poco sarà compiuta.

 

 


VIATICO AUTUNNALE

 

Per qualche volta
il sorriso ci raggiunge
e noi lo chiediamo:
Tu, dove sei stato?

 

Ma per fortuna
incrociando gli sguardi
siam quasi sicuri
che con le bufere
ad una ad una...
anche un amico
ci sarà in agguato.

 

 

 

 

*) Schiavone. Nel patrimonio adriatico, gli Schiavoni, „fanti de mar“, soldati marinai nei tempi della Repubblica di Venezia, venivano – piuttosto Croati – dalla sponda orientale dell'Adriatico. Stimati per il coraggio e perseveranza, formavano i loro reggimenti. Altresì, Schiavone fu l'appellativo, soprannome per i vari artisti ed artigiani che nei secoli passati, provenienti dall'est Adriatico, operavano in Italia. Da qui il titolo del libro che, riferendosi a queste tradizioni, offre anche una poesia omonima e simili rimembranze poetiche.
L'etimologia della voce slavo (sostantivo ed aggetivo) comprende gli spazi socioculturali di tutti i popoli slavi; nelle lingue slave, slàva, f. – gloria, fama; slòvo, parola, verbo, discorso; tardolatino sclavus, servo. Protoradice indoeuropea: klou/klau (Villar, Zola) nel senso - sentire, ascoltare. Prime menzioni evidenziate nel VI. secolo AD: Procopius, Jordanes – etimi Sklabēnoi, Sclavenes.
Derivazioni italiane varie: schiavetto, schiavina, schiavona etc. Schiavonia – termine geogr./storico per le terre slave tra il fiume Drava e il mare Adriatico (Deanović –  Jernej). Nei dialetti triestino e istroveneto la voce s'ciavo/s'ciavòn  assume spesso significati dispregiativi. Schiavone, cognome italiano. Memento topografico a Venezia: Riva degli Schiavoni.

 

**) Old Harry – un soprannome di diavolo

 

Daniel NAČINOVIĆ – poeta, scrittore, giornalista. Membro dell'Associazione  scrittori croati (DHK, Zagabria). E' nato a Labin (Albona – Istria, Croazia) nel 1952. Ha ultimato il liceo classico a Pazin (Pisino). Studiato a  Rijeka (Fiume) e Zagabria (Zagreb). Laureatosi presso l'Accademia di Pedagogia a Pula /Pola.  Ha frequentato i corsi dell'Università per gli stranieri a Siena (1975) e della Scuola Dante Allighieri a Castelraimondo/Camerino (2002). Autore delle raccolte di poesie, novelle, fiabe, nonché dei saggi per le edizioni monotematiche. Premi vari e riconoscimenti. Tradotto e rappresentato nelle antologie pubblicate in Croazia, Italia, Polonia, Bulgaria, negli USA /UK. Paroliere per vari tipi di musica; cantautore, due CD pubblicati.


Poesie scritte in italiano pubblicate nei libri: «Ur» (silloge edita dalla «Mara» di Pola – 2001); „Pitture rupestri“ (Signum Edizioni d'Arte – con disegni di Simone Beck; Bollate/Milano 2008).  e „Orme armoniose“ (Ibiskos Editrice Risolo, Empoli 2012). 
Vive a Pola /Pula, Istria – Croazia.


Versi qui pubblicati tratti dal manoscritto del libro in preparazione Daniel Načinović: „Lo Schiavone“ – Versi italici d'un poeta croato.

 

 

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